Immagine Un intero mondo nell’orto. Recensione di “Il testamento dell’ortolano”
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GRANA – “Le voci dell’orto, i canti della rucola in amore”. Sembra di sentirli, nella vigna sulla collina, mentre lo sguardo spazia dal castello di Montemagno in lontananza ad una corona di vigneti. E’ qui che, sabato 3 ottobre, durante la prima giornata del festival del turismo responsabile IT.A.CÀ, sulle colline di Grana, Massimo Barbero del Teatro degli Acerbi ha presentato “Il testamento dell’Ortolano”, diretto e adattato da Patrizia Camatel da un racconto di Antonio Catalano.

Una favola, una parabola dal respiro universale e un canto d’amore per la terra e le proprie radici. Tutto ciò nella storia di tre generazioni di ortolani, fatta di fatica e di concretezza, ma anche di lirismo e magia, come sempre nella poetica di Catalano, in cui elementi sublimi si sposano a particolari gustosamente terreni.

Massimo Barbero avanza dai filari con un cesto di verdura e tutto ciò che fa e dice è legato al suo orto, il suo mondo che diventa mare, montagna e universo intero. E’ Adelmo, un “ortolano d’amore”, ma è anche suo padre Michele e suo figlio Michelino. Diventa a tratti un narratore fuori campo e, in altri, dà voce ai dialoghi tra padre e figlio, che segnano il passare da una generazione all’altra del senso di appartenenza ad un luogo e ad una vocazione. Nelle sue parole c’è una saggezza antica, c’è la riconoscenza nei confronti della terra e c’è la meraviglia di chi riconosce in ciò che ama un pizzico di magia. Così l’eredità dell’ortolano non è un semplice appezzamento di terreno, ma un luogo dove le verdure hanno un’anima, i “pepperoni” (con due p che sembrano illuminarsi) scoppiano in cielo come fuochi artificiali, la luna zucca cade nell’orto e la polvere di stelle si mescola proficuamente al letame. Barbero trasporta in un mondo animistico, fa sorridere per raggiungere un registro drammatico, enfatizzato dal contrasto di una musichetta allegra diffusa da un mangiadischi d’epoca. Perché, rivela, “la vita è misteriosa, c’è sempre qualcosa che non si riesce a controllare” e l’orto, pieno di vita, tutto contiene e tutto rivela. Rivelerà anche a Michelino, l’ultimo ortolano, quello meno interessato a continuare la tradizione familiare, che proprio lì è scritta la sua storia. “Ho avuto voglia di ringraziare”, dirà di fronte ai doni insperati dell’orto da lui trascurato, e sembra naturale provare gratitudine in questo luogo incantevole, con il cuore pieno di parole leggere come poesia.  Il testamento dell’ortolano”del Teatro degli Acerbi sarà di nuovo in scena il 25 ottobre a Passerano Marmorito, nell’ambito del ciclo di eventi di teatro musica e memoria della pandemia organizzati dall’Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano.

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